ADHD: attenzione, impulsi e livello di attività
L’ADHD (disturbo da deficit di attenzione e iperattività) è un disturbo del neurosviluppo: riguarda il modo in cui il cervello regola attenzione, impulsi e livello di attività. Si manifesta in modo diverso da persona a persona, può accompagnare per tutta la vita e non dipende da come i genitori educano.
Per una diagnosi serve una valutazione clinica strutturata. Qui trovi informazioni generali, non uno strumento di autodiagnosi.
Le tre presentazioni
Il DSM-5-TR distingue una presentazione prevalentemente disattenta, una prevalentemente iperattiva e impulsiva e una combinata. Nel tempo la presentazione può cambiare; nelle bambine e nelle donne è spesso più disattenta che iperattiva.
Tre aree in cui possono emergere difficoltà
Perdere il filo, dimenticare appuntamenti e oggetti, faticare a iniziare e a finire i compiti, distrarsi facilmente.
Interrompere, agire prima di pensare, faticare ad aspettare il proprio turno, avere reazioni emotive intense.
Irrequietezza, difficoltà a stare fermi o in silenzio. Negli adulti spesso diventa una sensazione di agitazione interna.
Non è un test: riconoscersi in alcuni punti non significa avere l’ADHD.
Miti e fatti
«È solo mancanza di disciplina»
L’ADHD è un disturbo del neurosviluppo con basi biologiche e una forte componente ereditaria. Le difficoltà riguardano la regolazione di attenzione, impulsi e livello di attività, non la volontà né lo stile educativo dei genitori.
«Ai bambini passa crescendo»
In una parte consistente dei casi i sintomi proseguono nell’età adulta, cambiando forma: l’iperattività motoria spesso si attenua, mentre restano le difficoltà di organizzazione, di gestione del tempo e delle emozioni.
«Chi ha ADHD non riesce mai a concentrarsi»
L’attenzione è instabile, non assente. Su ciò che interessa o stimola molto può diventare intensa (si parla di iperfocus). La difficoltà è dirigerla dove serve, quando serve.
«È una moda di oggi»
L’ADHD è descritto da decenni ed è inserito nel DSM-5-TR tra i disturbi del neurosviluppo. Il tema reale è l’accesso a valutazioni accurate: serve un percorso clinico strutturato, non un test online.
«Si cura solo con i farmaci»
Il trattamento è su misura e di solito combina più interventi: informazione e psicoeducazione, lavoro con famiglia e scuola, supporto psicologico e, in alcuni casi, farmaci. La prescrizione dei farmaci è una decisione clinica e in Italia passa da centri di riferimento regionali e dal Registro nazionale dell’Istituto Superiore di Sanità.
«È una cosa da maschi»
Bambine e donne ricevono la diagnosi più tardi, o mai, perché spesso mostrano più disattenzione che irrequietezza e imparano a compensare. Meno visibile non significa meno faticoso.