Vita in iperattività

DSA e altri BES: dislessia, discalculia, linguaggio, logopedia

BES significa bisogni educativi speciali: indica gli alunni che, per un periodo o in modo continuativo, hanno bisogno di una didattica personalizzata. Comprende tre aree: la disabilità certificata, i disturbi evolutivi specifici (tra cui i DSA, i disturbi del linguaggio, la disprassia e l’ADHD) e lo svantaggio socio-economico, linguistico o culturale.

I quattro DSA (L. 170/2010)

I disturbi specifici di apprendimento si manifestano in presenza di capacità cognitive adeguate, senza patologie neurologiche né deficit sensoriali gravi. Non dipendono dall’impegno né dall’intelligenza e possono limitare in modo importante alcune attività della vita quotidiana.

Dislessia

Difficoltà a leggere in modo rapido e corretto.

Lettura lenta e faticosa, errori di decifrazione, difficoltà a capire ciò che si legge perché l’energia va nel decodificare.

Disortografia

Difficoltà a scrivere in modo corretto.

Errori ortografici frequenti e non spiegati dallo studio, difficoltà a trasformare i suoni in lettere, scrittura lenta.

Disgrafia

Difficoltà nella realizzazione grafica della scrittura.

Grafia poco leggibile o molto lenta, tratto irregolare, fatica fisica nello scrivere.

Discalculia

Difficoltà nei meccanismi del calcolo e nell’elaborazione dei numeri.

Fatica con tabelline, calcolo a mente e procedure, incertezza sul senso del numero, errori nell’incolonnare.

Che cosa prevede la scuola per i DSA

Didattica individualizzata e personalizzata
Il consiglio di classe o il team redige con la famiglia il PDP (Piano didattico personalizzato): obiettivi, metodi, strumenti e criteri di verifica.
Strumenti compensativi
Sintesi vocale e libri digitali, registratore, calcolatrice, tabelle e formulari, mappe concettuali, correttore ortografico, videoscrittura.
Misure dispensative
Per esempio non leggere ad alta voce, non scrivere sotto dettatura, non studiare a memoria le tabelline, verifiche con meno quesiti o più tempo.
Tempi più lunghi e valutazione
Più tempo nelle prove, verifiche orali programmate, valutazione che guarda ai contenuti più che alla forma. Valgono anche agli esami di Stato e all’università.
Lingue straniere
In casi particolari possono essere previste dispense dalle prove scritte; l’esonero completo è eccezionale.

Disturbi del linguaggio e logopedia

Il disturbo evolutivo del linguaggio è una difficoltà persistente nell’imparare e usare il linguaggio, che di norma non si spiega con un problema di udito o con una disabilità intellettiva. Può riguardare la pronuncia dei suoni, il vocabolario, la grammatica e la comprensione, e può influire su lettura, scrittura e rapporti con i compagni. A scuola rientra tra i disturbi evolutivi specifici dei BES e dà accesso al PDP.

La logopedia è la riabilitazione del linguaggio e della comunicazione: la svolge il logopedista, professionista sanitario, nei servizi di neuropsichiatria infantile delle ASST o in strutture accreditate. Di solito si parte dal pediatra, che indirizza a una valutazione specialistica; tempi e liste d’attesa variano da territorio a territorio. Il trattamento logopedico può affiancare anche il lavoro sui disturbi dell’apprendimento, quando il clinico lo ritiene utile.

Altri bisogni educativi speciali

Disprassia e disturbo della coordinazione motoria
Difficoltà a pianificare e coordinare i movimenti, che pesano su scrittura, sport, vestirsi e allacciare le scarpe. Il trattamento è di solito affidato a neuro e psicomotricisti dell’età evolutiva; a scuola rientra tra i BES.
Funzionamento intellettivo limite
Un funzionamento cognitivo ai confini inferiori della norma, senza disabilità intellettiva: a scuola rientra tra i BES e richiede personalizzazione.
Svantaggio socio-economico, linguistico e culturale
Difficoltà legate al contesto, per esempio per chi è arrivato da poco in Italia: la scuola può attivare il PDP o altre strategie, per un periodo limitato.
ADHD
Rientra tra i disturbi evolutivi specifici dei BES: vedi la sezione ADHD.

Approfondimenti

Dalla diagnosi alla scuola

La diagnosi di DSA si fa di norma non prima della fine della seconda primaria per dislessia e disortografia e della terza per discalculia e disgrafia. Nei primi anni la scuola può avviare attività di potenziamento e segnalare alla famiglia le difficoltà che persistono.

La certificazione è rilasciata dal servizio sanitario o da strutture private accreditate (in Lombardia devono essere autorizzate dalla Regione) e va consegnata alla scuola. Di norma si aggiorna al passaggio di ciclo scolastico.

I DSA da soli non danno diritto all’insegnante di sostegno: le tutele sono il PDP, gli strumenti e le misure della L. 170/2010.

Segnali nei primi anni di scuola

Fatica persistente a collegare lettere e suoni, lettura molto lenta o indovinata, errori ricorrenti, scrittura faticosa, difficoltà con numeri e quantità.

Se le attività di potenziamento della scuola non bastano, la scuola comunica le difficoltà alla famiglia, che può rivolgersi al pediatra o al servizio sanitario.

Miti e fatti

Mito: chi ha un DSA è pigro o poco intelligente. Fatto: i DSA si presentano con capacità cognitive adeguate; la fatica sta nel meccanismo specifico di lettura, scrittura o calcolo.

Mito: gli strumenti compensativi sono un vantaggio. Fatto: permettono di raggiungere lo stesso obiettivo aggirando la difficoltà specifica, senza abbassare il livello richiesto.

Mito: con l’impegno passa. Fatto: i DSA durano tutta la vita; con strumenti e strategie adatte si impara a convivere con la difficoltà.

Un PDP non è una scorciatoia: è un accordo scritto tra scuola e famiglia su ciò che serve per imparare. Come chiederlo e che cosa fare se non viene applicato: guida ai diritti.